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#FasSalute. Malattie neuromuscolari: dalla diagnosi precoce a trattamenti di medicina personalizzata

Giovedì, 16 Marzo 2017

Un progetto di ricerca tutto pisano sta lavorando a una piattaforma multi-parametro per la precoce e migliore diagnosi genetica e la personalizzazione della cura nelle malattie neuromuscolari.

PISA. Negli ultimi anni le tecniche di sequenziamento di nuova generazione (NGS) hanno portato ad una vera e propria esplosione nella conoscenza di molte malattie di origine genetica. Tra queste, ci sono anche le malattie neuromuscolari (MNM), un gruppo di malattie rare che, se considerate nel loro complesso, costituiscono un'ampia categoria di patologie progressivamente disabilitanti e che necessitano di un notevole carico assistenziale. A una maggiore conoscenza, però, non corrisponde automaticamente un quadro diagnostico chiaro, punto di partenza per la formulazione di piani riabilitativi e di presa in carico dei pazienti.

La scoperta di molteplici mutazioni genetiche, a volte anche in più geni contemporaneamente, ha infatti condotto ad un ampliamento dei fenotipi clinici sottolineando spesso la mancanza di una semplice correlazione tra genotipo e fenotipo. Diventa quindi sempre più rilevante il ruolo di un'equipe multidisciplinare di professionisti specializzati in vari ambiti (genetisti clinici, esperti di diagnostica molecolare, informatici, statistici) nell'interpretare i risultati. È in questo contesto che si sviluppa il progetto InGene, finanziato sul bando Fas Salute della Regione Toscana, che si propone di utilizzare contemporaneamente diverse piattaforme (cliniche, bioinformatiche, biomeccaniche) per rendere maggiormente attendibile la correlazione genotipo/fenotipo in un'ampia coorte di pazienti affetti da malattie neuromuscolari. Per saperne di più abbiamo intervistato il dottor Raffaele Conte, Responsabile dei Sistemi informativi e Infrastruttura telematica dell’IFC del CNR di Pisa.

Dottor Conte, cosa vi proponete di sviluppare, in sintesi?
La ricerca sviluppata nell’ambito del progetto InGene mira all’implementazione di un nuovo protocollo di valutazione diagnostica, terapeutica e prognostica nelle malattie neuromuscolari, soprattutto in ambito pediatrico, ma non solo.

Qual è il contesto da cui vi siete mossi?
Attualmente vi sono numerose ricerche in questo campo, che però si limitano a indagare solamente alcuni aspetti legati alle patologie in questione. Con il nostro progetto cerchiamo di rispondere ad un’esigenza manifestata dagli specialisti nel settore delle MNM, qui rappresentati dal Prof. Filippo Maria Santorelli dell’IRCCS Stella Maris, ovvero quella di comprendere meglio, tramite l’applicazione di tecnologie informatiche, il contributo della genetica nelle malattie neuromuscolari, al fine di indirizzarci verso una diagnosi sempre più precoce ed efficace delle patologie in questione. Come secondo step, lavoreremo per implementare protocolli di trattamento personalizzati e per questo potenzialmente più efficaci, con l’obiettivo di ridurre la gravità associata alla patologia e di migliorare la salute dei pazienti.

Cosa rende innovativo il vostro progetto e quale miglioramento potrebbe apportare?
Ci aspettiamo innanzitutto un miglioramento a livello diagnostico, terapeutico ed anche prognostico, in materia di patologie neuromuscolari. Per la prima volta in Italia (e non solo) dati genetici, neurologici e derivati da esami obiettivi, verranno integrati all’interno di un’unica piattaforma informatica, realizzata con le più moderne tecnologie, con l’intento di standardizzare la procedura diagnostica. Tale standardizzazione potrà di conseguenza consentire di comparare una maggiore quantità di dati prodotti durante tali indagini con il fine di ottenere maggiore conoscenza e un migliore processo diagnostico.

Da chi è composto il partenariato di ricerca?
I soggetti beneficiari sono essenzialmente tre e rappresentano un po’ la struttura portante della ricerca clinica pisana: il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), tramite l’Istituto di Fisiologia Clinica (IFC), l’IRCCS Fondazione Stella Maris e la Scuola Superiore Sant’Anna. Nello specifico, il CNR, capofila del progetto, oltre a farsi carico del coordinamento scientifico e tecnologico, implementerà la parte informatica con la realizzazione della piattaforma ICT per la raccolta dati, propedeutica alle successive analisi e alla definizione delle evidenze associate al progetto.

E gli altri partner?
La Fondazione Stella Maris, con il gruppo del Prof. Santorelli, sarà il centro clinico di riferimento del progetto, dove si svolgerà tutta la parte di reclutamento dei pazienti e la parte sperimentale, oltre alle analisi genetiche che permetteranno, come dicevo, di capire meglio l’eziopatogenesi della malattia e di effettuare associazioni genotipo-fenotipo. La Scuola Superiore Sant’Anna, invece, interviene con il gruppo coordinato dal Dott. Stefano Roccella, in virtù della propria esperienza sui sistemi indossabili per il monitoraggio di variabili fisiologiche. In questo caso, la Scuola implementerà e testerà un “corsetto” indossabile per monitorare la forza muscolare nei pazienti arruolati per lo studio al fine di monitorare l’efficacia del trattamento e indirizzare il caregiver verso trattamenti personalizzati tarati sul fenotipo del paziente.

Qual è il ruolo delle imprese partecipanti?
Le imprese, anche se non sono soggetti beneficiari di finanziamento, risultano a tutti gli effetti partner del progetto. Il loro ruolo all’interno di InGene è indispensabile: il loro coinvolgimento, oltre all’ottimizzazione e all’ingegnerizzazione dei prodotti che verranno implementati, riguarderà anche la loro possibile collocazione sul mercato, una volta opportunamente testata la loro affidabilità ed efficacia nel setting previsto dal progetto. InGene si propone così di aumentare anche la competitività del substrato industriale toscano, con particolare riferimento, come si evince dalla natura del partenariato, alle piccole e medie imprese.

Quali sono le imprese coinvolte?
Fanno parte del partenariato Laboratori Archa, Adatec Sensing & Automation e Smartsource, che si occuperanno del supporto e del trasferimento tecnologico delle soluzioni adottate nel progetto. Sono inoltre presenti tre subcontraenti, estremamente qualificati nel campo delle attività specifiche del progetto: NGS Facility ed il Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Modena e Reggio Emilia coinvolte principalmente nella raccolta e fornitura dei dati sperimentali, e Kode, azienda anch’essa toscana, che fornirà un notevole contributo nell’analisi dei dati raccolti anche grazie all’esperienza maturata nella progettazione di un corsetto indossabile sebbene per finalità differenti.

Che cosa vi aspettate in termini di risultati?
Ciò che ci aspettiamo in termini di output del progetto è innanzitutto di poter fornire agli specialisti uno strumento che permetta prima di tutto una migliore comprensione dell’eziopatogenesi delle malattie neuromuscolari per arrivare a una diagnosi sempre più precoce e sempre più efficace. Se questo primo step darà i suoi frutti, successivamente, ci saranno positive ripercussioni anche sull’efficacia dei protocolli di trattamento personalizzati e sull’impatto della patologia sulla salute dei pazienti.

E in quali termini e con che tempi questi risultati potrebbero avere una ricaduta diretta sulle persone e sul Servizio Sanitario?
Questo ovviamente è il nodo cruciale del progetto ed è forse la domanda a cui è più difficile rispondere. Non ci sentiamo attualmente di sbilanciarci su questo punto, anche perché significherebbe alimentare possibili false speranze, che è la cosa che in assoluto un ricercatore non dovrebbe mai fare, ma che purtroppo, troppo spesso, accade anche nel nostro mondo. Speriamo però di poter dare un contributo significativo alla conoscenza dei meccanismi con cui si instaura la patologia e alle possibili terapie non farmacologiche per superarla. Se questi nostri primi obiettivi verranno raggiunti, potremmo pensare a una ricaduta su vasta scala che, però, è sempre difficile da quantificare considerando che ogni individuo ha delle proprie caratteristiche genetiche, fisiche, fisiologiche, e va quindi trattato come un essere a sé stante. Motivo per cui è così importante il ricorso a trattamenti sempre più mirati e personalizzati che questo approccio consentirebbe.

Il bando regionale Fas Salute. InGene è uno dei 5 progetti che si sono aggiudicati il co-finanziamento pubblico a seguito dello scorrimento della graduatoria del Bando Fas Salute 2014, indetto da Regione Toscana per sostenere la ricerca in materia di qualità della vita, salute dell'uomo, biomedicale e industria dei farmaci innovativi. Complessivamente la Regione trasferirà ai beneficiari dei 21 progetti presentati in adesione al Bando oltre 17 milioni di euro.

 

 

Categoria: News

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